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Ogni tanto ci capita di spendere qualche parola anche per artisti blasonati, a testimonianza del fatto che non riteniamo che esistano “patenti” per centrare grandi album o risultare artisti alternativi. “Ora” di Jovanotti è un disco diretto, più orecchiabile e accattivante dei lavori precedenti ma comunque incisivo e profondo nei testi. Ascoltate Megamix, un inno alla tecnologia musicale più martellante e sincopata. Tutto l’amore che ho, primo singolo dell’album, rivela subito una freschezza di suoni combinati ad un mood misterioso che dimostra una ricerca stilistica non ancora spenta nell’ex dj...
Ogni tanto ci capita di spendere qualche parola anche per artisti blasonati, a testimonianza del fatto che non riteniamo che esistano “patenti” per centrare grandi album o proporre qualcosa di innovativo.
“Ora” di Jovanotti è un disco diretto, più orecchiabile e accattivante dei lavori precedenti ma comunque incisivo e profondo nei testi. Ascoltate Megamix, un inno alla tecnologia musicale più martellante e sincopata. Tutto l’amore che ho, primo singolo dell’album, rivela subito una freschezza di suoni combinati ad un mood misterioso che dimostra una ricerca stilistica non ancora spenta nell’ex dj.
L’immancabile ballata Le tasche piene di sassi, personalmente, mi ha commosso: essenziale, pulita, quasi ingenua. Lasciatevi poi avvolgere dall’intrigante Amami, viaggiante su ritmi dance fino a sbattere il muso sul mid-tempo di Ora, dal testo raramente sincero che forse solo chi è più navigato nel percorso di vita potrà penetrare fino in fondo. Il più grande spettacolo dopo il big bang è un pezzo che sembra così facile da farti chiedere cosa ci sia di più difficile della semplicità.
L’elemento umano è forse il brano più crepuscolare con incursioni “orchestrali” originali. Ancora a spiazzare l'ascoltatore segue la bella vita, il pezzo più spassoso e Africa-oriented del cd.
Battiti di ali di farfalla con la partecipazione del poeta e musicista Micheal Franti apre un match virtuale a colpi di rime e rap. Io danzo riprende il tema attualissimo del controllo dei comportamenti di orwelliana memoria. Si ritorna alle atmosfere riverberate de La notte dei desideri, un pezzo che sa di estate fin dalle prime note. Quando sarò vecchio è forse il momento più italiano e “cantautorale” dell’album con fisarmonica francesizzante alla fine.
Un’illusione è una parentesi soft struggente e soffusa prima del beat quasi tecno di La porta è aperta. La versione basic del disco termina con Rosso d’emozione che sotto una trama addirittura divertente centellina suoni e soluzioni provenienti dalla grande world music…